Nina B.

pubblicato in: Fashion People, Interview | 1
Martina Bruno, in arte Nina B. Nata a Napoli, laureanda in Design per la Moda alla S.U.N..Ha frequentato la Scuola d’Alta Sartoria Kiton per due anni, dopo uno stage curriculare di sei mesi in azienda, in ufficio stile e modellistica. Qui ha imparato le basi dell’alta sartoria maschile: dal cartamodello alla realizzazione del capospalla. Stilista e fashion designer freelance, ha partecipato come stilista ad alcune progetti sul territorio campano, come l’evento “Mith On: Fashion Show – Monarchy Session” alla Reggia di Portici. Ha inoltre lavorato come stagista/apprendista in alcune sartorie napoletane ed atelier di abiti femminili.

–          Qual è il concept della tua collezione? Cosa vuoi esprimere con le tue creazioni?

Non seguo un vero e proprio concept, in realtà seguo l’ispirazione del momento; il più delle volte mi capita di toccare una stoffa e immaginare cosa possa diventare. Così ogni creazione è diversa dall’altra, preferisco non seguire “temi” e dettami, per quanto possibile; la mia mission è molto semplice: voglio che le mie creazioni lancino un messaggio, quello che tutte le donne possano sentirsi bellissime, non importa la taglia, l’altezza o il colore…siamo tutte principesse! Forse può risultare banale come concetto ma, oggi a volte i concetti più banali si dimenticano. Ogni donna deve sentirsi bella esattamente così com’è; per questo motivo mi sono concentrata sulla realizzazione di gonne, principalmente a vita alta, ampie, con geometrie precise: è un capo che sta bene ad ogni donna ma, ovviamente ogni gonna ha la sua personalità ! Le realizzo per lo più su misura, in modo da esaltare al meglio le linee e le curve di ogni donna, e quando nei loro occhi carpisco quella scintilla, quando capisco che in quel momento si sentono belle, eleganti, femminili, ecco, è lì la vera vittoria.

–          Da cosa nasce il marchio ninab.?

Il nome nina b. in pratica nasce dal diminutivo del mio nome, Martina, unito alla prima lettera del mio cognome. Da ragazzina avevo un’amica che abbreviava il mio nome in Tina, ed era una cosa che proprio non sopportavo. Allora ho preso l’abitudine di “storpiarlo” in Nina, da allora tutti mi chiamano così.
Il carattere come si può vedere è minuscolo, e c’è una ragione per questo: vorrei che fossero le mie creazioni a parlare per me, non un logo.
Certo, è ovvio che diventare “qualcuno” e avere un marchio conosciuto sarebbe un sogno che si realizza, mentirei se dicessi il contrario. Ma se mai dovesse accadere, auguro a me stessa di non cambiare idea riguardo il mio punto di partenza.

–          Che tipo di materiali hai usato per le tue collezioni?

Ho bisogno di “vivere”, toccare, respirare il tessuto, seguire l’istinto. Non prediligo e non escludo nessun materiale, c’è arte e bellezza in ogni cosa. Ultimamente ad esempio, ho ricevuto un pezzo di stoffa molto vecchio, un tessuto in canapa, notoriamente inadatto a creazioni eleganti. Inizialmente non sapevo cosa farci, poi l’idea: chi ha detto che questa stoffa ruvida e pesante non possa diventare un capo d’alta moda? Così ho realizzato una gonna a mezza ruota, poi ho recuperato i metraggi di merletti preziosi che avevo da parte, li ho ritagliati e applicati manualmente, uno ad uno fino a ricoprirla tutta. E il contrasto tra i due materiali è meraviglioso: infatti è il pezzo che mi sta dando molte soddisfazioni.
Inoltre amo le trasparenze, e quindi quelle stoffe che lasciano un qualcosa all’immaginazione…. O tessuti come il tulle, che con i giusti contrasti tra tessuti, dà quel senso di “osare” che rende tutto “inaspettato”.

–          Quale è la tua più grande fonte di ispirazione?

La mia più grande fonte di ispirazione in realtà sono io. Lo so, non ci si aspetta una risposta del genere, dovrei elencare i miei stilisti preferiti o ringraziare chi mi ha supportato.
La mia famiglia in questo frangente è stata meravigliosa, tutta: mi ha dato un grande supporto, probabilmente senza tutti loro non sarei dove sono, e li ringrazierò sempre per questo.
Ma la forza, il coraggio, l’ispirazione, me la sono sempre data da sola.
Non mi sono mai sentita bella, adatta “abbastanza”, ma amavo la Moda con tutta me stessa. Ho sempre pensato che uno stilista fosse prima di tutto un artista, e l’arte non può avere canoni, leggi, forme e dimensioni già scritte. L’Arte è ovunque, dentro chiunque. Allo stesso modo, non dovrebbero essere le persone a farsi su misura per la moda, ma la moda ad esser fatta a misura di persona. Ogni donna ha il diritto di sentirsi bella e un bel vestito dovrebbe aiutare a sostenere quest’idea, piuttosto che distruggerla. Sono partita dal mio disagio e ho incontrato lo stesso disagio in tantissime altre donne, così ho deciso di creare una moda “a misura di persona”.
La più grande soddisfazione ricevuta fino ad ora, è arrivata da una cliente, poco più di 25 anni, che mi ha detto “per la prima volta dopo tanto tempo mi sento di nuovo una donna, non avrei mai pensato di poter mettere una gonna ma oggi mi sento bella”. Non nascondo di essermi commossa un po’, sono questi momenti che mi ricordano perché faccio quello che faccio.
Certo, ho avuto tante difficoltà fino ad oggi, tante persone che non hanno creduto in me: ma è bastato che ci credessi io.
Non mi sono arresa e non credo che lo farò, perché credo in quello che faccio, e so cosa voglio.
Un ringraziamento speciale però mi sento di farlo: quando frequentavo la Scuola d’Alta Sartoria alla Kiton avevo due maestri, Mario e Tammaro. Quell’esperienza, mi ha formato e tanto, credo di aver imparato la disciplina, la precisione, l’amore per i tessuti grazie a loro. Non era per niente facile ricevere un complimento, anzi, i rimproveri erano all’ordine del giorno, ma sono stati quelli probabilmente a farmi impegnare al massimo ed a farmi crescere; lì ho imparato che la perfezione è un’arte, e che ha bisogno di esercizio continuo.
Tutto il lavoro sta nei dettagli e se non si fa con amore, allora è meglio non farlo. Ho lasciato la sartoria maschile per dedicarmi al femminile, ma la cura, la passione, la manualità che mi hanno insegnato sono rimaste intatte, e sono il punto cardine di tutto il mio lavoro.
Mi hanno detto più volte che il lavoro manuale è una perdita di tempo, che non porta soldi, che “il futuro è la confezione”, ma io resto legata all’idea che il mio lavoro nasce innanzitutto dalle mie mani, deve essere qualcosa di intimo, personale, “mio” e resterò di questo avviso fino quando mi sarà possibile.

–          Progetti per il futuro, un sogno nel cassetto?

Di progetti ce ne sono tantissimi, di sogni ancor di più.
Per adesso sto preparando la collezione autunno/inverno 2017-2018, e ne sono particolarmente soddisfatta e spero piaccia! Recentemente sono entrata in contatto con un giovane pittore che adoro, e stiamo pensando ad una collaborazione “arte/moda” da realizzare insieme.
Oltre alla moda poi mi dedico anche alla scrittura, sto portando avanti un mio blog personale che, procede molto bene e ho tanti progetti anche per quello.
Preferisco non svelare altro prima di avere “carte alla mano”, per ora mi concentro sulla collezione poi si vedrà!

 

 

Una Risposta

  1. Maiko Gordani
    | Rispondi

    Giovane fashion designer dalle grandi risorse e notevoli potenzialità. Stile,raffinatezza e umiltà .

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